SULLA STRADA DELL'IMPOSSIBILE:

CURARE I BORDERLINE

 

Dott.ssa Martina Minardi

 

 

 

Se un’idea non sembra inizialmente

assurda, allora è senza speranza.

Albert Einstein

 

Un esercito di persone stretto nella spirale di una sofferenza che la scienza non riesce a padroneggiare, condannato all’assenza di cure adeguate e a non poter vivere la propria esistenza con la dignità di esseri umani: sono questi i soggetti borderline.

La psicopatologia li definisce come “casi-limite” aventi caratteristiche nevrotiche e psicotiche, che la psicoterapia non riesce a trattare con le tecniche finora conosciute e la psichiatria affronta abbinando ansiolitici e neurolettici con risultati non soddisfacenti e niente affatto risolutivi.

Una simile diagnosi risuona nella vita di un individuo e dei suoi congiunti come un verdetto irreversibile che preannuncia un pathos psichico, sociale e relazionale senza argini, davanti al quale lo scuotere inequivocabile del capo degli operatori elimina ogni possibilità di speranza e determina l’assenza di autosufficienza e di equilibrio, per sempre.

Trattasi di un Io non strutturato in modo adeguato che inizia ad urlare il suo dolore sin dalla preadolescenza, divenendo negli anni un fardello insostenibile per se stesso e per la famiglia d’origine, in una dimensione di emarginazione sociale dettata dal non sapere come affrontare l’inconoscibile.

Le statistiche sono disarmanti: si calcola un’incidenza mondiale che supera il 2% dell’intera popolazione. Dati sconcertanti relativi ad individui che non possono far conoscere la loro sofferenza al mondo e che il mondo ignora per mancanza di conoscenza.

Nel 1990 fu condotta nel mio studio di psicoterapeuta una ragazza di diciannove anni, Giuliana B. ([1]), una borderline che riuscì ad accendere in me la sfida per l’impossibile, tanto cara al fisico teorico Michio Kaku ([2]). Non riuscivo, infatti, ad accettare che una ragazza giovane ed avvenente potesse inesorabilmente intraprendere la strada del “non ritorno”.

E così iniziò la sperimentazione: un “rilassamento attivizzante” mediante il quale ottenere, oltre ad una distensione neurovegetativa, anche un’attivazione del lobo sinistro a livello cerebrale; un iter costituito da immagini simboliche direzionate, contestualizzate e ridondanti in grado di far riemergere l’omeostasi fisica, psichica e spirituale contenuta nell’Immaginario Positivo – motore arcaico, inconscio, universale e dinamico presente in ognuno sin dalla nascita –  e una ripresa finale per riattivare la corteccia cerebrale; sono in grado di rafforzare l’Io e consequenzialmente consentire ad un soggetto borderline di divenire nevrotico e quindi trattabile con le metodologie classiche.

Ventitré anni di ricerca sono occorsi sin qui per strutturare e perfezionare i sette percorsi e l’intera tecnica, denominata “Rilassamento Etero-Imagoico” (RE-I) e per trovare le appropriate intonazioni prosodiche al fine di riuscire a comunicare con l’Immaginario Positivo, l’eterno sconosciuto della Psicologia Dinamica.

In tal modo i “casi-limite”, grazie al RE-I e al sostegno farmacologico, ritornano ad essere persone in grado di vivere in modo armonico la loro esistenza.

Contemporaneamente ho seguito con il RE-I depressioni endogene, nevrotici, soggetti affetti da disagi esistenziali, bambini, oltre a molti casi di prevenzione, ottenendo sempre risultati adattivi. Facendo riaffiorare l’omeostasi depositata nell’Immaginario Positivo è possibile ottenere la remissione sintomatica ed in seguito sottoporre i soggetti ad un normale iter analitico, laddove questo si renda indispensabile.

Gli stessi risultati si ottengono con operatori differenti ed in una pluralità di soggetti diversi: pertanto, nel rispetto delle coordinate epistemologiche della falsificabilità e della ripetibilità, viene garantita la scientificità della tecnica.

Ma, al di là dell’uso del RE-I in più campi, vorrei sottolineare che per i borderline è possibile, mediante tale metodologia, risolvere una tematica che su scala mondiale è priva di soluzioni adeguate. E mentre in California si continua, ancora senza esiti significativi, a sperimentare tecniche lontane dai risultati sperati, in Italia potrebbero sorgere dei primi “Centri diurni” di cura e di riabilitazione di tali soggetti, in un’ottica d’innovazione sperimentale per il bene della collettività.

Muniti di un sacchettino di umiltà, è possibile formare operatori che possano diventare adeguati compagni di viaggio di chi è rimasto fermo per millenni e aspetta che qualcuno abbia il coraggio di camminargli accanto, indicandogli la via da perseguire per ritornare nella luce dopo aver sperimentato le tenebre più impenetrabili.

Per ulteriori approfondimenti rimando agli articoli pubblicati su “Psyche nuova”, organo ufficiale del C.I.S.S.P.A.T. di Padova, che riportano anche numerosi esempi di test e retest dell’M.M.P.I., a riprova dei risultati raggiungibili mediante il Rilassamento Etero-Imagoico.

 

                                                                           Martina Minardi

 

Crispiano, anno 2013



[1] Martina Minardi: Una nuova tecnica psicoterapica: il Rilassamento Etero – Imagoico. Padova, “Psyche Nuova”, 2001-2002

[2] Michio Kaku: Fisica dell'impossibile. Torino, Codice, 2008. Per esempio egli sostiene che “più di una volta lo studio dell’impossibile ha aperto prospettive completamente nuove, allargando le frontiere della fisica e della chimica…

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